ATTUALITA'

La mezzanotte che non doveva bruciare

di Angela Aquila

Una serata di svago per accogliere l’anno nuovo: questo si aspettavano tanti giovani a Crans-Montana, in Svizzera. La notte, però, si è trasformata in tragedia. Al “Le Constellation”, locale della nota zona sciistica del Canton Vallese, un incendio ha causato quasi 50 morti e almeno 115 feriti, molti dei quali ricoverati in gravi condizioni. Le prime ipotesi parlano di un rogo innescato da candele scintillanti, accese su bottiglie di champagne dai camerieri, poco prima della mezzanotte. Tuttavia, la procuratrice generale del Canton Vallese, Béatrice Pilloud, ha dichiarato che è ancora troppo presto per confermare le cause. Riguardo alle vittime, la polizia ha affermato che ci vorrà tempo per identificarle, a causa dei danni causati dalle fiamme. Il presidente della Confederazione Svizzera, Guy Parmelin, ha definito l’incendio «una delle peggiori tragedie del nostro Paese».

LE VITTIME ITALIANE

Tra le vittime italiane ci sono sei giovani, quattro ragazzi e due ragazze minorenni, cinque di questi ragazzi sono stati riportati in Italia con un aereo speciale messo a disposizione dalle autorità, per permettere ai familiari di celebrare le esequie. Altri giovani italiani sono ricoverati nel centro grandi ustionati dell’ospedale Niguarda di Milano, dove medici ed esperti lottano per salvarli e ridare loro una speranza. Altri, invece, restano ancora in Svizzera, in condizioni critiche, in attesa di poter essere trasferiti anche loro nel nostro Paese. In segno di rispetto e vicinanza, in tutte le scuole italiane è stato osservato un minuto di silenzio per fermarsi un momento e riflettere su quanto la fragilità umana possa colpire inaspettatamente.

Questa tragedia ha lasciato un segno profondo. Personalmente, mi ha colpita perché dietro ogni numero e ogni nome, ci sono una vita, una famiglia, un futuro spezzato. È difficile accettare che una serata di festa possa trasformarsi in un incubo. Ci si ritrova a riflettere su quanto tutto possa cambiare in un attimo, senza preavviso. Questa non è stata una disgrazia, bensì una tragedia, che, con le giuste misure di sicurezza, poteva, anzi doveva essere evitata. Queste vittime sono un urlo alla vita. 

Ripensando a questa vicenda, mi è venuta in mente una favola di Esopo: “Il leone, la volpe e il cervo”. In essa, il leone si finge malato per attirare il cervo nella sua tana, mentre la volpe lo convince che è tutto sicuro. Il cervo, fidandosi, entra… e ne paga le conseguenze. Come in quella favola, anche nella realtà ci fidiamo spesso delle apparenze, dei momenti che sembrano sicuri, dei luoghi che dovrebbero essere di festa. Ma a volte, dietro a ciò che sembra innocuo, può nascondersi un pericolo silenzioso. La favola insegna prudenza, attenzione e consapevolezza. Ci ricorda, oggi più che mai, quanto la vita sia fragile e quanto sia importante non dare mai nulla per scontato.

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