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Mondiali in Qatar: dove l’ipocrisia regna sovrana

In questo periodo si stanno disputando i mondiali di calcio in Qatar e sappiamo che sono stati (e tutt’ora lo sono) discussi.
Abbiamo scelto di raccontare le contraddizioni di questo mondiale mostrando anche, nell’ambito extracalcistico, il rovescio della medaglia.

Affacciato al Golfo Persico, il Qatar è un paese per lo più desertico, ma ricco di risorse petrolifere, di materie prime e di gas naturale, come d’altronde gli stati che lo circondano. Queste risorse sono una fonte di enorme ricchezza per un luogo che, considerata la sua posizione geografica, non può affidarsi all’agricoltura a causa del terreno e del clima desertico. Il lavoro quindi, in questo Paese, è concentrato solo in alcuni settori e gode di scarse tutele. La preparazione dei mondiali di calcio ha rappresentato, in questo senso, una novità e ha messo in evidenza le forti criticità e contraddizioni di questo mondo: molti lavoratori qatarioti e non sono stati sfruttati.
Per questi mondiali, infatti:

  • sono stati più di 6500 i morti tra gli operai per permettere il calcio d’inizio
  • la paga dei lavoratori si aggira intorno a 1 dollaro l’ora
  • il datore di lavoro controlla quasi totalmente gli operai, decidendo il loro alloggio, il cibo che possono mangiare e non lasciando loro possibilità di cambiare impiego

Secondo alcune organizzazioni umanitarie, sembra innegabile che l’organizzazione dei mondiali abbia avuto un peso significativo su queste morti. In ogni caso, su questo aspetto c’è stata poca trasparenza da parte delle autorità qatariote.

Anche nel campo della cultura il Qatar non ha fatto molti progressi, soprattutto a tutela dei diritti. La cultura di riferimento in questo Paese è maschilista e trae ispirazione da quella beduina e musulmana estremista, pertanto le donne nella società non sono tenute molto in considerazione. Per esempio, sono obbligate per legge a indossare il velo dall’età di sette anni. Quando diventano adolescenti, al velo vengono aggiunti un lungo vestito nero (al-darraa) e una maschera nera (al-battoulah).
Gli uomini indossano invece una lunga camicia bianca (chiamata thobe), accompagnata da ampi pantaloni dello stesso colore.
Una cosa comune a maschi e femmine è l’obbligo di avere il capo sempre coperto.

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Il Qatar, come molti altri paesi arabi, ha una posizione molto critica sui diritti umani fondamentali. Infatti l’ala comunità LGBT non è bacchettata visto e considerato che qui l’omossessualità è un reato che può costare il carcere. Ma la verità è che le cose peggiori avvengono al di fuori del già problematico ambito legislativo: un recente report di Human Rights Watch spiega, attraverso varie testimonianze, che le persone appartenenti alla comunità LGBTQ+ qatariota vengono arrestate e incarcerate senza che il fermo venga registrato, senza possibilità di contattare i familiari, né un avvocato. Durante la detenzione, che può durare anche diversi mesi, vengono sottoposte ad abusi fisici e verbali, e viene promessa loro la libertà a una sola condizione: che accettino di entrare in un centro di conversione sessuale finanziato dal governo.

Lo sport, e in particolare il calcio, è da anni nel mirino di sceicchi che l’hanno coperto di denaro. Ebbene, è di proprietà del Qatar una delle squadre più forti e ricche d’Europa: il Paris Saint-Germain. Inoltre Qatar Airways è uno dei maggiori sponsor di questi modiali, infatti si trova in modo onnipresente nella comunicazione della FIFA e delle organizzazioni che gestiscono tutto il calcio nelle Americhe.
Ma il grande investimento è soprattutto nei Mondiali: si stima che lo Stato abbia investito 220 miliardi dollari.

Le partite si stanno svolgendo in otto stadi ad alta tecnologia. Infatti negli ultimi anni i villaggi hanno subito una metamorfosi, venendo sostituiti da grattacieli di vetro e tecnologie all’avanguardia (tra cui il sistema di ventilazione negli stadi).

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Tutto ciò causa anche un grande impatto ambientale soprattutto per l’emissione di CO2 nell’atmosfera da parte degli aerei che trasportano i tifosi da una città all’altra, per il sistema di ventilazione utilizzato durante le partite negli stadi per combattere le alte temperature esterne e per lo spreco di energia usato per illuminare e rendere più pittoresca la città.

In merito a questi mondiali, il presidente della Fifa, Gianni Infantino, ha tentato di giustificarsi con parole che non sono state molto gradite dall’opinione pubblica: se il calcio prima univa, ora porta sempre di più ad un contrasto che va ben oltre il rettangolo verde.

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