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Alcide De Gasperi, l’uomo che rifece l’Italia

“Un paese che ignora il proprio ieri è un paese senza un domani”. Consci di questa affermazione del maestro Indro Montanelli (1909-2001), che è stato il più grande giornalista italiano del ‘900, il nostro giornalino scolastico ha raccolto la sfida di ricordare alcune importanti donne e uomini del passato italiano ed europeo, di cui, nel bene o nel male, non dovremmo mai dimenticarci.
– Andrea Dalla Palma, capo-redattore de “Il Pelapatate”

“Di De Gasperi non è neppure il caso di parlare. E’ tutto nella storia”

Giulio Andreotti, più volte Presidente del Consiglio dei Ministri e stretto collaboratore di De Gasperi.

Alcide De Gasperi nacque nel 1881 nell’attuale Trentino, allora denominato Tirolo italiano e facente parte dell’Impero austo-ungarico.
De Gasperi partecipò sin da giovanissimo alla vita politica, divenendo il leader delle lotte studentesche che miravano in quegli anni ad ottenere l’istituzione di un’università trentina in lingua italiana, allo scopo di integrare le forti presenze italofone, di cui egli stesso faceva parte.

Dopo la sua elezioni alla Dieta Tirolese e una breve, ma importante parentesi, che lo vide dirigere il quotidiano Il Trentino, e l’impegno in difesa dei profughi durante la Prima Guerra Mondiale, De Gasperi entrò a pieno titolo nella vita pubblica italiana, dopo aver acquisito la cittadinanza del Belpaese, con l’annessione italiana del Trentino.
La sua formazione umanistica, coronata anche da una laurea in Lettere, e la sua forte matrice culturale cattolica, furono le basi ideali per il suo ingresso, nel 1919, nel Partito Popolare Italiano di don Luigi Sturzo, partito che si contrapponeva sia all’utopia socialista, che alla violenza squadrista dei fascisti, proponendosi di applicare i principi della dottrina sociale della Chiesa: favorire la convivenza civile, garantire la giustizia e le libertà, perseguire il bene comune.

Dinanzi ai conflitti sociali e alla crisi economica ed istituzionale sempre più pressante, a seguito della fine del primo conflitto mondiale, De Gasperi votò la fiducia al governo Mussolini, assieme ad altri intellettuali, come Benedetto Croce, che osteggeranno poi il Duce.
Resosi conto della vera natura dittatoriale del nuovo governo, De Gasperi, divenuto segretario generale del Partito Popolare, passò all’opposizione, cercando di contrastare il fascismo. Questa suo atteggiamento lo porterà nel 1927 ad essere arrestato assieme alla moglie e successivamente ad essere sorvegliato dalla polizia fascista, perdendo il proprio seggio in Parlamento ed il suo partito, a seguito della messa al bando di tutti i movimenti politici, escluso naturalmente il Partito Nazionale Fascista.

Le difficoltà economiche nelle quali ormai riversava, con la preoccupazione di una famiglia composta dalla moglie, le quatto figlie e la sorella, lo portarono a presentare domanda di lavoro presso la Biblioteca Apostolica Vaticana, dove venne assunto nel 1929 come impiegato al catalogo degli stampati, e dove rimmarrà sino al termine della Seconda Guerra Mondiale.
E’ tuttavia in questo periodo che osserva la scena politica italiana ed internazionale, tenendo segreti e regolari incontri con i leader dei partiti clandestini e antifascisti, gettando, assieme ad altri, quelle che saranno le basi politiche e culturali che porteranno alla nascita della Democrazia Cristiana, partito politico italiano da lui fondato ed ininterrottamente al governo dal 1945 al 1994.

Con la liberazione del Sud da parte degli anglo-americani e a seguito del 25 aprile, con la sconfitta dei Nazifascisti, diverrà Ministro degli Esteri del governo presieduto da Ferrucci Parri. Attraverso questo importante ruolo, De Gasperi segue le trattative internazionali che porteranno alla pace, divenendo nel 1945 Presidente del Consiglio dei Ministri.
In questa veste guiderà l’Italia nei suoi più importanti passaggi: dalla fine della monarchia, a seguito del referendum popolare del 2 giugno 1946, alla guida dei governi del Comitato di Liberazione Nazionale, comprendenti anche il Partito Socialista ed il Partito Comunista, passando per la stesura e l’approvazione della Costituzione Italiana.

“Prendendo la parola in questo consesso mondiale sento che tutto, tranne la vostra personale cortesia, è contro di me”

Alcide De Gasperi alla Conferenza di pace di Parigi (1946)

Fu De Gasperi a rappresentare, con tutta la sua levatura morale e la sua umiltà, l’Italia nelle conferenze di pace. Egli sapeva benissimo che la penisola avrebbe pagato pesanti conseguenze, data la sua partecipazione in guerra al fianco di Hitler, così si fece promotore di una linea filo occidentale e filo atlantista, schierandosi al fianco degli USA nelle relazioni internazionali, ottenendo il Piano Marshall, un ingente contributo economico proveniente dagli Stati Uniti e senza il quale l’Italia non avrebbe avuto modo di superare le disastrose condizioni economiche nelle quali versava.

Fu con l’elezione di Harry Truman alla Presidenza USA, che De Gasperi estromise i partiti di sinistra (Socialista e Comunista) dal governo. Il tutto con lo scopo di impedire l’espansionismo dell’Unione Sovietica di Stalin, che si temeva potesse avere un particolare interesse verso l’Italia, dato il suo ruolo di frontiera e di controllo del Mediterraneo nell’Europa allora divisa dalla guerra fredda fra USA e URSS.

De Gasperi con il Primo Ministro inglese Winston Churchill.

Dalle elezioni del 1948, nelle quali la Democrazia Cristiana ottenne il 48% dei voti, la più alta percentuale sino ad ora ottenuta da un partito politico in Italia, al 1953 De Gasperi fu ininterrottamente confermato Presidente del Consiglio. I suoi governi introdussero notevoli riforme e contribuirono al lancio del cosiddetto miracolo italiano, ossia la stagione del benessere economico vissuta negli anni ’60, fra cui l’estensione delle reti ferroviarie, la fondazione dell’ENI con l’obiettivo di indipendenza energetica italiana sognata da Enrico Mattei, la lotta contro il divario Nord-Sud e la costruzione di case popolari.

Nel 1953, non avendo ottenuto la fiducia presso il Parlamento, si dimise, anche a seguito del mancato funzionamento della così definita legge truffa, una legge elettorale che assegnava alla coalizione che avesse superato il 51% dei voti alle elezioni, il 65% dei seggi.
Ritiratosi nel suo Borgo Valsugana, si dedicò alle vicende europee. De Gasperi, che aveva vissuto in prima persona gli orrori causati dai conflitti europei, credeva fermamente nell’unità europea e nel sogno di riuscire a costruire una federazione di stati in Europa, che condividessero lo stesso patrimonio di valori.
Morì il 19 agosto 1954. Il trasporto della sua salma a Roma, vide una grande e commossa partecipazione popolare. Nel 1993 la Chiesa Cattolica lo ha insignito del titolo di Servo di Dio, ed è in atto il processo di beatificazione.

Un pensiero personale

Alcide De Gasperi è, a buona ragione, considerato il padre della Repubblica Italiana ed uno dei fondatori dell’attuale Unione Europea, assieme al francese Robert Schuman e al tedesco Konrad Adenauer.
Egli, nonostante fosse esplicitamente e naturalmente di parte all’interno del contesto politico, non perseguì mai interessi personali, né di potere, seguendo sempre e comunque il dettame della sua coscienza.
Un esempio fu il “no” rivolto all’allora Papa Pio XII che, pur di allontanare lo spettro di un vittoria dei comunisti alle elezioni comunali di Roma del 1948, chiese a De Gasperi di creare un’alleanza con il Movimento Sociale Italiano, un partito neofascista. Seppure profondamente cattolico, non accettò quanto chiesto dal Papa. De Gasperi non andava contro coscienza.
Purtroppo con gli anni il suo ricordo è sbiadito e la memoria della sua persona quasi dimenticata. Nel nostro piccolo speriamo e crediamo di aver reso omaggio all’uomo che, nelle ore più buie dell’Italia, seppe guidarla, non per interesse personale o di parito, bensì sempre nell’interesse della collettività.

“Un politico guarda alle prossime elezioni. Uno statista guarda alle prossime generazioni”

Frase attribuita ad Alcide De Gasperi.


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