SCUOLA

Il primo anno all’Einaudi: il saluto e gli auguri della Dirigente

 Care ragazze, cari ragazzi,

cara comunità dell’Einaudi,

quando sono arrivata in questa scuola, all’inizio dell’anno, sapevo di entrare in un Istituto con una storia importante. Ma una scuola, prima di conoscerla davvero, è solo un nome, un edificio, un insieme di documenti, numeri, indirizzi, progetti. Poi si cominciano a incontrare le persone. E tutto cambia.

In questi mesi ho imparato a conoscere volti, voci, abitudini, entusiasmi, fatiche. Ho visto una scuola viva, non perfetta — perché nessuna comunità vera lo è — ma capace di muoversi, di reagire, di costruire. Ho visto docenti lavorare con serietà, spesso anche oltre ciò che si vede. Ho visto il personale della scuola tenere insieme, giorno dopo giorno, tanti aspetti concreti e indispensabili della vita scolastica. Ho visto famiglie presenti, attente, partecipi.

E soprattutto ho visto voi, i miei studenti.

Vi ho visti nei corridoi, nelle aule, nei laboratori, nei momenti ordinari e in quelli speciali. Vi ho visti affrontare progetti, concorsi, competizioni, esperienze nuove. Alcuni di voi hanno raggiunto risultati straordinari, arrivando primi anche a livello nazionale in diverse competizioni. È un dato che riempie di orgoglio tutta la scuola, ma non vorrei che restasse soltanto una frase celebrativa.

Perché dietro quei risultati non ci sono solo coppe, classifiche o fotografie. Ci sono ore di lavoro, tentativi, errori, studio, confronto, pazienza. Ci sono insegnanti che vi hanno accompagnato e studenti che hanno accettato di mettersi alla prova. E questa, forse, è la cosa più bella: non tanto vincere, ma scoprire di poter arrivare più lontano di quanto si pensava.

Il mio primo anno all’Einaudi mi ha insegnato proprio questo: una scuola funziona davvero quando riesce ad accendere possibilità. Quando non si limita a dire a uno studente cosa deve sapere, ma lo aiuta a intuire cosa può diventare.

Ai maturandi vorrei rivolgere un pensiero speciale.

Siete arrivati a un passaggio importante. So che in queste settimane l’Esame di Stato può sembrare enorme, carico di attese, paure, stanchezza, desiderio di finire. È normale. Ma provate a guardarlo anche per quello che è: non solo una prova, ma un momento in cui raccogliere il cammino fatto.

Non porterete fuori da questa scuola solo conoscenze, formule, regole, competenze tecniche. Porterete con voi anche molto altro: il modo in cui avete imparato ad affrontare una difficoltà, a lavorare con gli altri, a sostenere un impegno, a ricominciare dopo un errore, a cercare la vostra voce.

Vi auguro di affrontare questo esame con serietà, ma senza lasciare che sia la paura a guidarvi. Un voto conta, certo, ma non dice tutto di una persona. Non dice la vostra storia intera, non dice tutto il vostro valore, non dice tutte le strade che avrete davanti.

A voi, e a tutti gli studenti dell’Istituto, auguro di non perdere la curiosità. Di non diventare indifferenti. Di non accontentarvi troppo presto. Di scegliere, quando sarà il momento, non solo ciò che sembra più comodo, ma ciò che sentite più vero per voi.

Ringrazio la redazione de “Il Pelapatate” per questo spazio. Un giornalino scolastico è una cosa preziosa, perché racconta la scuola da dentro, con gli occhi di chi la vive ogni giorno. E sono contenta che, nell’ultimo numero dell’anno, ci sia anche un piccolo segno di questo primo tratto di strada percorso insieme.

Chiudo questo anno con gratitudine. Gratitudine per quello che ho incontrato, per quello che ho imparato, per le energie che ho visto crescere in questa comunità.

E lo chiudo anche con fiducia. Perché l’Einaudi che ho conosciuto quest’anno è una scuola che ha ancora molto da dire, molto da costruire, molto da immaginare. 

Un abbraccio a tutti e a ciascuno di voi! 

Con affetto e stima,

la vostra Dirigente

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