Eleonora Errandi, Nicole Schirato
Possiamo descrivere Milena Bianchi come una ragazza tranquilla, l’unica figlia avuta dai genitori Bertillo Bianchi e Gilda Milani. Insieme vivevano a Bassano del Grappa. Tutti la ricordano col sorriso, era una ragazza semplice, ma con valori molto forti: era solita dire con fierezza agli amici che avrebbe fatto l’amore solo quando avrebbe trovato la persona giusta. Lo diceva con convinzione e fu proprio questo, in un certo senso, ad attirare attenzioni indesiderate su di lei.
Milena, iscritta alla facoltà di scienze politiche a Padova, amava la Tunisia, infatti, spesso si trovava in viaggio lì. Nel novembre del 1995 si recò da una sua amica, Elisa Viotto, per partecipare ad un corso di lingua francese. Ma non tornò più dalla sua famiglia. Nel pomeriggio del 23 novembre, nell’agenda di Milena era in programma un appuntamento con un ragazzo, Sami. Alla sera, però, non fece ritorno a casa: scomparse nel nulla. Nonostante ciò, il ragazzo dichiarò di non essersi mai incontrato davvero con Milena. Appena Elisa si rese conto della situazione, decise di denunciare la scomparsa dell’amica.
Durante le indagini, il dipartimento di polizia scoprì un fatto alquanto inquietante: tra il gruppo di ragazzi del posto frequentato da Milena si era creata una “scommessa”, una sfida su chi sarebbe riuscito per primo a convincerla ad avere un rapporto sessuale con uno di loro. Milena si sentiva molto confusa e a disagio. Solo nell’ultimo periodo, infatti, i suoi amici si comportavano in modo diverso quando erano attorno a lei, provandoci e stuzzicandola.
Tra i primi sospetti della polizia fu proprio uno dei ragazzi della compagnia. Si chiamava Munir Taib Ben Salem, con cui Milena aveva avuto una breve ed infima relazione sentimentale. Breve in quanto lei lo aveva allontanato. Questo a causa della insistenza di lui sul sesso, che andava contro i valori di Milena. Lei cercava qualcosa di genuino, diverso e di vero, non basato solamente sul desiderio. Ne è prova anche il diario della ragazza. Leggendolo, infatti, possiamo dire che fu solo un amore passeggero, a causa della superficialità del ragazzo. La polizia lo riteneva colpevole, in quanto Milena avrebbe respinto le sue avances.
Secondo la prima versione della polizia, sarebbe stato proprio Munir ad ucciderla dopo averla incontrata. Quando fu interrogato, però, la sua confessione era piena di contraddizioni poco credibili. Quasi costruita a tavolino. Nel tempo, inoltre, aveva cambiato spesso versione. Più avanti, infatti, Munir raccontò qualcosa di ancora più sinistro. Dichiarò di essere stato minacciato da due uomini armati di pistola, che lo costrinsero a prendersi la colpa di quello che era successo. Lo indussero a confessare il tutto alla polizia, rassicurandolo, dicendo che gli anni di galera, in fondo, non sarebbero stati così tanti. In seguito, da quel che raccontò, lo avrebbero portato proprio loro sul luogo dove fu trovato il corpo della povera Milena. Grazie a questa confessione, fu possibile il ritrovamento della ragazza, ormai senza vita. Durante l’interrogatorio, nominò anche altre persone coinvolte, tra cui forse degli italiani, e di una specie di organizzazione più grande, che agiva di nascosto. Secondo questa versione, Milena fu rapita per finire in posti molto potenti e oscuri, dove la ricerca di ragazze come lei rappresenta una attività quotidiana. Tuttavia, Munir fu condannato lo stesso, e il caso non venne mai approfondito davvero ed archiviato come cold case. Nonostante gli sforzi dei genitori di Milena e di Munir, che fecero di tutto per far emergere la verità, senza risultati.
Infine, quello che resta è solo un grande mistero. Non si sa davvero cosa sia successo a Milena, e questa è forse la questione più inquietante di tutte. La sua storia va ricordata non solo per quello che è successo, ma per quello che rappresenta. Milena è il ricordo di una ragazza semplice con valori sinceri. La sua era una scelta personale. Voleva aspettare la persona giusta e questa avrebbe rispettato la sua decisione. E per tale scelta fu spesso giudicata. Ricordarla significa evidenziare l’importanza nel rispetto del proprio corpo, soprattutto su temi così intimi. Inoltre, fa leva anche sulla necessità di approfondire le indagini su queste organizzazioni segrete occupate nel traffico di esseri umani, in particolare di giovani donne, per portare alla luce i molteplici aspetti oscuri.
In occasione della Giornata internazionale della donna, il nostro istituto ha deciso di ricordare Milena, perché qui studiava la giovane bassanese tragicamente scomparsa. La dedica di un’aula a Milena rappresenta per la nostra scuola un gesto concreto e profondo, per non dimenticare e per riconoscere la determinazione della mamma nella ricerca della verità e della giustizia. Quest’aula accoglie studenti e docenti con un messaggio diretto che invita a riflettere sul valore della vita e sull’importanza del rispetto verso gli altri. Sono state proprio le parole della mamma, accompagnata dal marito, a rendere più toccante il tutto: “Vuol dire che Milena ha lasciato un segno. Questo è il mio pensiero. Credo che sia questo e spero che rimanga per tanto tempo. E che possa essere utile per gli altri”. Ha poi aggiunto: “La scomparsa è alle porte di tutti. L’importante è che questi ragazzi capiscano e che ne parlino”. Per dimostrare la sua vicinanza e riconoscenza, inoltre, Gilda ha offerto alla nostra scuola una borsa di studio. Oltre alla dedica di un’aula, all’ingresso dell’istituto è presente una mostra fotografica. Questi scatti rappresentano l’indipendenza delle donne e il valore delle loro scelte personali. Tutte dovremmo sentirci rispettate e amate per ciò che siamo. Alcune ragazze si sono rese disponibili a partecipare ed a rendere concreto questo progetto. È stata fondamentale la collaborazione dei ragazzi dell’Annuario, che hanno scattato le foto da unire a quelle della giovane Milena. Così, il suo ricordo resterà vivo nella nostra scuola, diventando un esempio e un messaggio importante per tutti. Per ispirare nelle generazioni future valori di rispetto, giustizia e consapevolezza.
