ATTUALITA'

Il referendum costituzionale del 2020

Il presente articolo non ha la pretesa di influenzare in alcun modo nessuno sul voto per il referendum costituzionale del 20-21 settembre 2020. Vuole invece essere una breve guida nella quale sono esposte sia le ragioni del Sì, che quelle del No. Naturalmente alcuni punti più complessi, fra cui l’eventuale integrazione della riforma con una nuova legge elettorale e le modifiche all’elezione del Presidente della Repubblica, sono stati tralasciati per evitare un articolo troppo lungo, complesso e tecnico.

La redazione

«Approvate il testo della legge costituzionale concernente “Modifiche agli articoli 56, 57 e 59 della Costituzione in materia di riduzione del numero dei parlamentari”, approvato dal Parlamento e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana n. 240 del 12 ottobre 2019?» 

– Quesito referendum costituzionale 2020

Domenica 20 e lunedì 21 settembre 2020 si terrà il quarto referendum costituzionale della storia repubblicana del nostro Paese.

Un referendum costituzionale è una consultazione sulla modifica di alcuni articoli della nostra Costituzione, entrata in vigore il 1° gennaio 1948, ma modificata più volte nel corso della storia.

Tali modifiche, approvate dal Parlamento, devono ora essere approvate dagli elettori, ovvero tutti i cittadini italiani maggiorenni. 

Come accaduto per i precedenti referendum costituzionali, qualcuno in particolare ricorderà il più recente sulla riforma Renzi-Boschi del 2016, basterà votare:

  • SI se si è favorevoli alla modifica costituzionale;
  • NO se si è contrari alla riforma costituzionale;

Naturalmente è possibile non esprimere il proprio voto e quindi astenersi, lasciando la scheda bianca.

I referendum costituzionali non hanno quorum, ovvero non è necessaria una percentuale minima di votanti affinché l’esito del referendum sia valido, pertanto anche se una sola persona si recasse alle urne, il referendum sarebbe comunque valido.

Ma qual è il contenuto di questa riforma?

Il punto fondamentale della riforma è che, se approvata, porterà ad una significativa riduzione del numero dei parlamentari.

Attualmente il nostro sistema parlamentare è costituito da un bicameralismo perfetto. E’ infatti composto da due camere che svolgono le stesse identiche funzioni e che devono, ognuna, approvare lo stesso testo di legge, affinché questo possa essere trasmesso al Presidente della Repubblica per la promulgazione.

Questo meccanismo del nostro sistema, la cosiddetta navetta, non muterà con la riforma, ma ci è comunque utile per comprendere come siano distribuiti il numero di parlamentari:

  • Alla Camera dei Deputati vi sono 630 deputati;
  • Al Senato della Repubblica vi sono 315 senatori eletti + i senatori a vita, ovvero quanti hanno illustrato la Patria alti meriti artistici, scientifici, sociali o letterari e naturalmente anche gli ex presidenti della Repubblica, di cui è attualmente in vita, e quindi in carica, soltanto Giorgio Napolitano.

Con l’eventuale approvazione della riforma, i deputati passerebbero da 630 a 400 e i senatori eletti da 315 a 200.

  • I sostenitori del Sì ritengono che la riduzione del numero dei parlamentari porti ad una maggiore efficienza all’interno del Parlamento, data la riduzione dei membri di quest’ultimo, e contribuirà alla riduzione delle spese pubbliche per la politica, che potranno essere investite in altre risorse, come la scuola o la sanità.
  • I sostenitori del No credono che la riduzione del numero dei parlamentari non porterà ad una maggiore efficienza, soprattutto perché il processo di passaggio delle leggi da una Camera all’altra (la navetta, come spiegata sopra) continuerà ad esistere, inoltre ridurre la quantità non porterà, secondo il loro parere, maggiore qualità.  Inoltre i sostenitori del No evidenziano come, secondo l’Osservatorio dei conti pubblici italiani presieduto dall’economista Carlo Cottarelli, il risparmio della spesa pubblica si aggiri attorno ai 285 milioni di euro a legislatura, pari allo 0,007% del PIL, quindi inferiore rispetto a quanto alcuni esponenti politici hanno promesso durante questa silenziosa campagna elettorale.

Un altro punto che la riforma tocca, data la riduzione del numero dei parlamentari, è la rappresentanza politica, ovvero il numero di parlamentari che all’interno di ogni partito, rappresentano un frammento di società e nei quali i cittadini si riconoscono, ommeglio dovrebbero riconoscersi. 

Attualmente l’Italia è al primo posto all’interno dell’Unione Europea per il numero di parlamentari con circa 950 fra deputati e senatori (naturalmente non teniamo conto del Regno Unito, causa Brexit). 

Con l’approvazione della riforma diventerebbe invece uno dei paesi con il minor numero di parlamentari nell’intera Unione Europea.

  • I sostenitori del Sì ritengono che la riduzione del numero dei parlamentari non porti ad una diminuzione della rappresentatività e che l’eventuale approvazione porterà una diminuzione dei privilegi della classe politica, poiché non tutti gli attuali parlamentari potranno sedere dalla prossima legislatura in Parlamento.
    Alcuni osservatori inoltre ritengono che sia necessario votare a favore della riforma per lanciare un segnale all’attuale classe politica, ritenuta da questi non all’altezza della gestione del Paese in questo momento storico, chiedendo quindi maggiore autorevolezza e qualità.
  • I sostenitori del No ritengono che, soprattutto per i partiti politici più piccoli, non vi sarà possibilità di eleggere i propri candidati e quindi i loro elettori e le loro idee non potranno più essere rappresentanti. Inoltre, a loro parere, una riduzione del numero dei parlamentari così netta porterebbe alla possibilità, da parte dei candidati maggiormente benestanti, di auto-finanziarsi la campagna elettorale, diffondendo più facilmente le proprie idee e prevalendo sui meno abbienti, che avrebbero meno possibilità di essere eletti, data la riduzione dei seggi.
    Altri contrari alla riforma si definiscono favorevoli al taglio dei parlamentari, ma contrari ad un taglio così netto ritenuto eccessivo, poiché nonostante l’attuale elevato numero di parlamentari, l’Italia continua attualmente ad essere il terzo paese d’Europa per popolazione (con i suoi 60.000.000 di abitanti).

Altro punto importante, ma ambiguo, della riforma riguarda i senatori a vita. Attualmente l’articolo 59 della nostra Costituzione prevede:

“E` senatore di diritto e a vita, salvo rinunzia, chi è stato Presidente della Repubblica.
Il Presidente della Repubblica può nominare senatori a vita cinque cittadini che hanno illustrato la Patria per altissimi meriti nel campo sociale, scientifico, artistico e letterario”
Articolo 59 della Costituzione Italiana

Tuttavia a questo articolo nel corso della storia sono state date due interpretazioni differenti:

Sandro Pertini, partigiano socialista e 7° Presidente della Repubblica Italiana

  • L’interpretazione dei Presidenti della Repubblica Sandro Pertini (in carica dal 1978 al 1985) e Francesco Cossiga (in carica dal 1985 al 1992). I due presidente infatti interpretarono questo articolo nel senso che ogni Presidente della Repubblica potesse nominare 5 senatori a vita.
  • L’interpretazione di tutti gli altri Presidenti, da Luigi Einaudi a Sergio Mattarella, è invece che il Presidente della Repubblica possa nominare fino a 5 senatori a vita, tenendo conto del fatto che non ne possano sedere in Parlamento più di cinque (ad esclusione naturalmente degli ex Presidenti della Repubblica)

Con l’eventuale modifica approvata dal referendum si sconfesserà ufficialmente quindi l’interpretazione Pertini-Cossiga.

  • I sostenitori del Sì ritengono che questa precisazione sia necessaria affinché non vi sia un numero maggiormente elevato di senatori a vita in parlamento che, non essendo stati eletti, potrebbero altrimenti, tramite il loro voto in Parlamento, stravolgere le maggioranze uscite dalle urne.
  • I sostenitori del No ritengono che questa precisazione sia poco utile, poiché fu adottata soltanto nei mandati Pertini-Cossiga, fra il 1978 e il 1992, dopodiché si tornò all’interpretazione originale ed attuale.

Un pensiero personale

“Dietro ogni articolo della Costituzione, o giovani, voi dovete vedere giovani come voi che hanno dato la vita perché la libertà e la giustizia  potessero essere scritte su questa Carta […]
Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati”

– Piero Calamandrei (1889-1956), politico e uno dei Padri della Costituzione Italiana

Rispetto ai passati referendum costituzionali, secondo i sondaggi, gli elettori sembrano orientati a larga maggioranza per il Sì alla riforma, che è di certo coerente con la particolare fase storica che stiamo vivendo e che è caratterizzata da un evidente insofferenza verso questa classe politica e alla politica in generale.
Questo fenomeno si è sviluppato in tutto il mondo, con percentuali purtroppo sempre più alte di elettori che non si recano a compiere il loro diritto-dovere al voto, soprattutto fra i giovani.
In Italia tutto ciò si è diffuso gradualmente negli ultimi decenni dello scorso secolo, sino a raggiungere il suo culmine con la caduta della Prima Repubblica e dei partiti nati nel dopo-guerra, usciti sconfitti dal giudizio degli elettori e dalle sentenze del pool Mani Pulite di Milano, durante il processo di Tangentopoli.

Ad ogni modo il mio invito è che, indipendentemente dalla scelta di voto, gli elettori vadano a votare e nel mio piccolo, mi  appello soprattutto ai giovani maggiorenni del nostro Istituto.
Come ricordava spesso il padre costituente Piero Calamandrei, a cui la nostra scuola ha dedicato la propria Aula Magna, per lasciare a noi posteri il diritto al voto, la libertà e la democrazia, molti uomini e donne hanno versato sangue e dato la vita, hanno combattuto contro chi la libertà voleva portarcela via.

Se non vogliamo andare a votare per questa classe dirigente, continuiamo a farlo per quanti sono morti nel nostro interesse e per il nostro futuro, per tutto quel sangue che è stato versato nelle montagne, per tutte quelle sofferenze patite nelle carceri dai partigiani sia cattolici, che socialcomunisti.

Se qualora invece siete intenzionati a recarvi alle urne, ma non siete né favorevoli, né contrari alla riforma, poiché la ritenete fumo negli occhi, ricordo di seguito un’espressione coniata dal Principe del giornalismo Indro Montanelli, e vi auguro per l’appunto di andare a votare, qualunque sia la vostra scelta, “turandovi il naso”.

Buon referendum e buon voto consapevole!

Andrea Dalla Palma

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