ATTUALITA'

Passaggio del testimone

Caro Pelapatate,

anche quest’anno siamo arrivati alla fine. Un finale un po’ diverso dagli scorsi anni perché sarà l’ultimo e, contemporaneamente, il primo che non passerò fisicamente fra le quattro mura del nostro istituto.

La maturità è arrivata, eravamo consapevoli che prima o poi avrei dovuto lasciare le aule e i corridoi dell’Einaudi per intraprendere un nuovo percorso in una scuola molto più grande e sconosciuta: la vita degli adulti.

Quando sentivo le persone definire le scuole superiori come una “palestra di vita” ci ridevo su, non credevo che potesse essere davvero così. Al contrario mi sono ricreduta proprio perché in questi anni ne ho vissute di tutti i colori, tra alti e bassi, che mi hanno portato a traguardi incredibili e, purtroppo, a sconfitte inevitabili.

Tra tutto questo altalenare, però, una sola cosa è rimasta sempre costante: tu, il nostro giornalino d’istituto.

Ricordo ancora il mio primo giorno quando trovai un breve fascicolo chiamato “Istruzioni per l’uso” che si nascondeva tra le varie circolari, ancora cartacee, della cartellina di benvenuto alle classi prime. Da quel giorno hai cambiato un po’ di vesti, dalla copertina all’impaginazione, ma sei rimasto sempre fedele al tuo eterno e invariabile compito: essere la voce degli studenti per gli studenti. Un grande impegno per uno strumento così fine e fondamentale nel suo piccolo.

Ti ho visto dal punto di visto di studentessa per ben sei anni, di impaginatrice e di scrittrice per cinque anni, e, negli ultimi due anni, di capo-redattrice.

Ti sei, recentemente, letteralmente evoluto in quella versione digitale che già da anni ci stavamo ripromettendo di darti e bisogna dirlo che questi nuovi panni, che stai rivestendo, ti stanno proprio a pennello. Non ci credo ancora che ora possiamo definirti con l’appellativo di “sito”.

Non sono solo fiera di come io sia cresciuta in questi anni, ma anche di come tu sia resistito per ben 10 lunghissimi e tumultuosi anni.

C’è solo una cosa che proprio non mi va giù: il non poter vedere le tue pagine stampate per l’ultima volta, sempre in ritardo, nell’ultima settimana di scuola il che ormai era diventata una tradizione.

Averlo saputo che quella versione cartacea di dicembre sarebbe stata l’ultima che avrei vissuto, che quell’ultima corsa disperata in stamperia per gli ultimi accorgimenti non si sarebbe più potuta ripetere, che quello scorcio di parcheggio che si intravvede da quell’unica finestra sarebbe stato l’ultimo che avrei guardato mentre attendevo che ti caricassi nel computer, che quella carta fresca di inchiostro sarebbe stata l’ultima a passare tra le mani del nostro personale ATA in quella piccola stanza… forse ci avrei passato più di quei 10 minuti diventati routine alla vigilia della stampa definitiva.

Non fraintendere, sono veramente contenta del fatto che ora il tuo pubblico digitale vada al di fuori dell’Einaudi e che anche tu ti stai affacciando in una realtà molta più grande, un po’ come noi maturandi, ma mai avrei immaginato che l’ultimo mio articolo potesse essere scritto e pubblicato senza l’odore ormai familiare della carta ancora calda di stampa.

Sarà strano rimettere piede in quei corridoi tanto familiari quanto, ora, lontani per l’esame finale avendo, però, la consapevolezza di aver già terminato il mio percorso con te come studentessa.

Non potrò più mettere piede a scuola verso fine agosto per dire “sono venuta a preparare la stampa per il giornalino di benvenuto alle nuove classi prime” perché ufficialmente non sarà più compito mio, anche se non escludo di imbucarmi per dare il mio contributo un’altra volta.

Ritieniti molto fortunato perché sono fortemente convinta che tu sia il progetto dell’Einaudi che abbia ricevuto più attenzione e cura da parte di redazione, studenti, docenti e tutti coloro che quotidianamente passano le loro giornate nel nostro Istituto. Devo forse ricordarti di quegli articoli che hanno creato vere e proprie discussioni? Di quel “sondaggione” che tutti gli studenti attendevano per poter staccare qualche minuto dalla lezione? O dei giochi che hanno tenuto compagnia e distratto molti di noi dal nostro dovere? 

Non sei mai passato inosservato anche se, a volte, sei stato molto discreto nel tuo operato.

Spero che molti altri abbiano l’opportunità di viverti, come ho fatto io in questi anni, con gioia, lavoro di squadra, impegno e spirito di innovazione.

Sono qui a dirti arrivederci in un modo un po’ diverso, lontano da quello che avrei sperato, ma nel più giusto dei modi per me.

Buona strada,

Arianna Dal Monte


Quando sono entrato a far parte della redazione de “Il Pelapatate”, non mi ero reso conto che, prima o poi, mi sarei trovato a dover scrivere il mio ultimo articolo da studente, e, ora che il momento è arrivato, tradurre in forma scritta ciò che sto pensando è molto più complicato del previsto.

Dopotutto, il ruolo che questo giornalino ha giocato nella mia esperienza alle scuole superiori va ben oltre agli articoli pubblicati.

Far parte di un gruppo di persone che lavora per raggiungere lo stesso obiettivo mi ha dato la possibilità di rendermi conto di alcuni concetti che ho imparato a ritenere fondamentali per il mio percorso di crescita.

Mettere in gioco non solo le mie capacità, ma anche le mie idee, mi ha fatto comprendere che, nonostante la verità assoluta non esista, vale la pena battersi per ciò che si ritiene giusto, per quanto insignificante possa sembrare la battaglia.

Ho imparato a non sottovalutare le opportunità che mi vengono offerte, consapevole che esporsi al giudizio altrui è, forse, il metodo migliore per imparare a valutare il giudizio stesso.

Insomma, dare il giusto peso alle esperienze che viviamo è complicato, e si riesce ad essere completamente obbiettivi solo una volta che queste finiscono. Ed è per questo che non mi vergogno a dire che sono orgoglioso di ciò che abbiamo costruito in questi anni, oltre che estremamente grato per la possibilità che mi è stata concessa di farne parte.

Nella speranza che il Pelapatate possa continuare ad essere fonte di notizie senza scorza,

Tanti cari saluti

Andrea Gasparoni

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