ATTUALITA'

In piedi davanti a una donna

di Alessia Nichele e Leonardo Michele Greco

Lo scorso 25 novembre, nella giornata dedicata alla lotta contro la violenza sulle Donne, la nostra scuola ha scelto di fermarsi per un momento di silenzio e riflessione. Da quel minuto sospeso sono nati pensieri, emozioni e parole, che le studentesse e gli studenti hanno trasformato in un’occasione di confronto profondo e sincero. 

I nostri Rappresentanti d’Istituto e di Consulta hanno scritto e inviato una lettera che esortava a riflettere sul valore della dignità, del rispetto e del coraggio di chi subisce violenza o assiste a ingiustizie. Hanno anche predisposto un modulo di riflessione individuale, che in molti avete compilato. 

Grazie al sostegno dei nostri insegnanti, abbiamo affrontato il tema della violenza sulle donne in classe con serietà e partecipazione dando vita a pensieri e riflessioni importanti con un unico filo conduttore: il desiderio di riconoscere, prevenire e contrastare ogni forma di violenza con la consapevolezza che il cambiamento comincia da noi.

La violenza sulle donne non nasce all’improvviso: spesso affonda le sue radici in ciò che viene considerato “normale”; negli stereotipi che ancora oggi distinguono ciò che “dovrebbe” fare un ragazzo o una ragazza; nelle frasi che minimizzano; nelle gelosie scambiate per amore; nella convinzione che controllare significhi proteggere.

Riconoscere questi segnali è il primo passo per costruire relazioni sane, basate sul rispetto e sulla libertà reciproca. Una relazione sana non chiede di rinunciare a se stessi, non isola, non fa paura. Una relazione malata, invece, inizia spesso in modo silenzioso: con un messaggio insistente, un commento svalutante, un divieto velato. E lentamente toglie spazio, autonomia, voce.

Parlare di questi temi a scuola significa imparare a guardarli senza paura e senza indifferenza. Significa capire che la prevenzione non è solo un discorso, ma un modo diverso di relazionarsi ogni giorno: nelle coppie, nelle amicizie, nelle famiglie, nelle classi.

Questa edizione speciale del nostro giornalino raccoglie alcuni dei pensieri più significativi di noi studenti: un modo per dare voce a una sensibilità collettiva e continuare a mantenere vivo il dialogo su un tema che ci riguarda tutti. Li pubblichiamo perchè crediamo che parlarne sia un atto di responsabilità e soprattutto di cambiamento. 

Siamo orgogliosi di voi!

Un messaggio da parte di Leonardo Michele Greco, Rappresentante di Consulta dell’ITET L. Einaudi:

“Il 25 novembre 2025 è una data fondamentale di cui tutti devono essere a conoscenza, poiché tratta un tema tale da dover fungere da filo conduttore di un’ampia riflessione da parte di tutti. Tuttavia, non dobbiamo limitarci a riflettere sulle donne in questa sola ricorrenza: il nostro deve essere un pensiero continuativo e attivo, in ogni momento della nostra vita. Ogni giorno accadono episodi di violenza, e solo tramite la sensibilizzazione e l’azione concreta possiamo fermarli. Aggiungo, a nome di tutti i Rappresentanti, che per questo motivo non ci limiteremo a trattare questo tema in un’unica data; predisporremo piuttosto altri momenti di riflessione, in cui – basandoci sui contributi di studenti, genitori, docenti e personale dell’Istituto – potremo condurre riflessioni più collettive e significative.”

Di seguito riportiamo alcune delle vostre riflessioni, suddivise in base alle domande guida proposte.

Domanda 1

Qual è una frase che descrive cosa pensi quando senti parlare di violenza contro le donne?

  • Le donne non si sfiorano neanche con un fiore.
  • Ho molta paura.
  • Il silenzio uccide: parla, difenditi, vivi.
  • Ma come è possibile?
  • Le donne non sono ascoltate abbastanza.
  • Gli uomini che compiono tale gesto non possono essere definiti tali.
  • È una tragedia inaccettabile che richiede giustizia immediata e protezione assoluta per tutte le donne.
  • Non è amore se un uomo fa del male a una donna.
  • Il silenzio non è una soluzione.
  • Penso a quanto sia impossibile e triste che una donna venga maltrattata.
  • È una cosa orribile abusare del proprio potere fisico.
  • Completamente sbagliato perché le donne sono un pilastro fondamentale per tutti.
  • Le donne sono uniche e importanti e non si dovrebbero neanche sfiorare.
  • Penso sia una cosa disumana ed inimmaginabile arrivare ad uccidere una persona che dovremmo amare. Invece finiamo per farle del male spinti dalla gelosia, stereotipi culturali, ecc.
  • Le cicatrici non sono sempre visibili.
  • Serve un cambiamento.
  • Penso che la violenza in tutte le sue forme sia un comportamento totalmente ingiustificato e per il quale provo decisamente disprezzo, sia per il gesto in sé, che per le persone che lo praticano.
  • Non voglio diventare così.
  • A che cosa porta questa violenza?
  • C’è chi è “costretto” a stare con qualcuno.
  • L’amore non è violenza.
  • Mancanza di rispetto e abuso contro persone che sacrificano tanto per gli altri.
  • Le donne non riescono ad agire la maggior parte delle volte perchè si sentono in colpa.
  • È una mancanza di rispetto.
  • Picchiare una donna non ti rende superiore, ma inferiore a lei.
  • L’ossessione è la parte più oscura dell’amore.
  • Non riuscire a liberarsi da una situazione dannosa.
  • Non se ne parla abbastanza.
  • Chi ti ama non ti fa male.
  • Penso alle vittime e alla necessità urgente di protezione, educazione e cambiamento culturale.
  • Non è colpa sua.
  • Quando sento parlare di violenza contro le donne, penso subito a quanto sia ingiusto e doloroso che qualcuno possa usare la forza o la paura contro una persona che merita soltanto rispetto e libertà.
  • Dio ha creato la donna dalla costola dell’uomo, non dai piedi per essere calpestata, né dalla testa per essere superiore, ma dalla costola vicino al cuore per essere amata.

Domanda 2

Cosa, secondo te, dovrebbe cambiare nella mentalità delle persone, in merito al tema trattato?

  • Dovrebbe cambiare la visione della donna e del rapporto tra uomo e donna in tutti i contesti, non solo nelle relazioni amorose.
  • La violenza va sempre denunciata e non nascosta.
  • Non dobbiamo normalizzare relazioni tossiche, spesso diffuse nella nostra età e altri atteggiamenti per niente adatti. La frase “Proteggete le vostre figlie” non ha senso, dovremmo dire: “Educate i vostri figli”.
  • Avere rispetto della persona senza differenza di sesso.
  • Il cambiamento parte dall’educazione al rispetto, dalla responsabilità collettiva e ci dobbiamo chiedere quale ruolo possiamo avere, come singoli e come società, per costruire relazioni in cui nessuno debba temere per la propria vita o la propria libertà.
  • Il cambiamento deve avvenire nella mentalità collettiva attraverso la responsabilizzazione della comunità.
  • Devono accettare la scelta che fa l’altra persona.
  • Le persone dovrebbero prendere più seriamente l’argomento e non sottovalutare o ignorare quando una donna cerca aiuto.
  • Avere il coraggio di parlare e di fare qualcosa e di non restare a guardare.
  • Ogni persona va rispettata, indifferentemente dal sesso o etnia.
  • Dovrebbe cambiare il modo in cui alcune persone vedono le donne.
  • Smettere di credere che la violenza sia “meritata” o il risultato di una “provocazione”.
  • Anche se non ti ama più, devi lasciarla in pace.
  • Dobbiamo eliminare la cultura del possesso e del giudizio. Serve rispetto incondizionato e parità reale.
  • Saper contenere le emozioni, anche quelle di rabbia.
  • Prendere questi argomenti più seriamente.
  • Immedesimarsi nelle donne che purtroppo subiscono violenze.
  • Non bisogna alzare le mani durante le discussioni, ma risolvere a parole.
  • Non si toccano le donne.
  • Il modo di ragionare e il fatto che stare bene con una persona non vuol dire possederla.
  • Il concetto di violenza, il fatto che non se ne vedano i segni, non significa che non ce ne sia stata una.
  • Bisogna cambiare il modo di trattare le donne, lasciando a loro la libertà di decidere.
  • Secondo me la gente deve capire che alzare le mani nei confronti di un’altra persona è la cosa più sbagliata che si possa fare.
  • Bisognerebbe portare più rispetto perché nessuno per alcun motivo dovrebbe danneggiare in qualsiasi modo un’altra persona.
  • Passare dal concetto di “lei è mia” a quello di “siamo due individui alla pari” ed eliminare gli stereotipi di genere.
  • Dovrebbero essere create organizzazioni per aiutare le donne in difficoltà e quelle che hanno paura di chiedere aiuto.
  • Si dovrebbe cambiare nel sentirsi liberi di denunciare.
  • Non pensare che sia una cosa normale.
  • Dovrebbe cambiare il modo di approcciarsi a questo tema perché la mentalità delle persone in merito a questo è ancora chiusa e piena di stereotipi.
  • Bisognerebbe fin da piccoli educare i propri figli riguardo a questo tema e dare il buon esempio.
  • Dovrebbe cambiare il fatto che molto spesso vengono giustificati alcuni comportamenti da parte degli uomini, in quanto “cercati e voluti” dalle donne.
  • …È importante secondo me sottolineare quanto sia difficile andare via da queste persone, sia perché a volte non è una cosa sicura da fare, sia per la dipendenza emotiva che molto spesso c’è dietro…
  • Secondo me, dobbiamo smetterla di confondere la gelosia con l’amore. Tanti ragazzi (a volte anche noi ragazze) pensano che se lui ti controlla il telefono, ti dice come vestirti o si arrabbia se esci con le amiche, vuol dire che “ci tiene”. Ecco, questa mentalità deve sparire: una fidanzata non è una proprietà, l’amore vero ti lascia libera, non ti mette in gabbia.
  • Secondo me dovremmo cercare di intervenire attivamente, dall’indifferenza agli atti concreti: dovremmo aiutare chi vuole restare in silenzio a denunciare e a far capire che certi atti non sono amore e non vanno bene. Per molte donne è difficile denunciare ciò che gli viene fatto.
  • Dovrebbero smettere di pensarla come se fosse una cosa lontana, perché non lo è, soprattutto dove si ignora o dove non si vuole vedere.
  • Secondo me, dovrebbe cambiare l’idea che il controllo sia normale: bisogna capire che il rispetto e l’uguaglianza sono la base di ogni relazione.
  • Per affrontare gran parte del problema a mio parere si devono educare i figli maschi al rispetto della donna in qualsiasi circostanza ed è cruciale che lo si faccia già in età infantile. Nella mentalità delle persone, inoltre, deve cambiare l’idea che c’è sempre una giustificazione alla violenza, che c’è sempre qualcosa che l’ha innescata e che quasi sempre la donna, i suoi comportamenti e il suo abbigliamento ne sono la causa scatenante. Tante di queste volte l’unico e solo problema è nella testa di chi infligge la violenza o nella sua mancata educazione appunto al rispetto. 

Domanda 3

Qual è una parola capace di racchiudere la tua riflessione complessiva?

umanità responsabilità solitudine rieducazione indignazione rispetto sbagliato ignoranza paura delusione indifferenza compassione inaccettabile frustrazione giustizia inconcepibile disgusto vergogna schifo impotenza uguaglianza cambiamento ama basta dolore discriminazione immedesimazione libertà ingiusto preoccupazione consapevolezza maturità parità spregevole solidarietà aiuto ribrezzo pena coraggio prevenzione silenzio pregiudizio dignità educazione voce vuoto

Dopo aver letto e selezionato queste riflessioni, è impossibile non riconoscere il valore del contributo di ogni studente. La maturità con cui abbiamo affrontato un tema così complesso è il segno che, insieme, stiamo costruendo un ambiente più consapevole e più attento.

A tutti va il nostro grazie sincero.

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