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La fatale challenge di Tik-Tok

Chi non usa Tik-Tok al giorno d’oggi?

Tutti ormai conosciamo Tik-Tok, l’app realizzata per far sbizzarrire i più giovani e la loro creatività. E’ talmente popolare da superare sia Instagram che Facebook e da diventare l’app più scaricata al mondo.

Per chi invece non sapesse che cos’è questa applicazione, la risposta è semplice: si tratta di un social network che permette ai suoi utenti di realizzare video divertenti, creare nuovi contenuti o reinterpretare delle scene di un film o di una serie tv imitando i propri idoli. La parte fondamentale di Tik-Tok sono le challenge (sfide tradotte dall’inglese):  esistono quelle lanciate dagli influencer e composte da giochi o balletti ma, sempre più frequentemente, si diffondon sfide molto pericolose come la “black out challenge”, cioè una gara che porta fino allo svenimento della persona. Queste sfide hanno iniziato a diffondersi soprattutto durante il periodo del lockdown, quando i giovani chiusi in casa per la noia sono diventati molto vulnerabili.

E’ un normale mercoledì sera a Palermo, quando Antonella, una bambina di 10 anni, con la scusa di farsi una doccia, si è ritirata in bagno portandosi dietro il suo inseparabile cellulare: passa il tempo ma dal bagno la bambina non è più uscita. Dopo svariati minuti di attesa la sorella minore, di appena 5 anni, viene mandata dalla madre a controllare perchè la sorella non uscisse più. La piccola, aprendo la porta, scopre una scena assai raccapricciante: la sorella per terra, con al collo la cintura di un accappatoio; le urla allarmano i genitori che si precipitano nel bagno. Dopo le strazianti richieste di aiuto al 118 (che risponde con un messaggio registrato), i genitori decidono di portare il corpo inerme di Antonella all’Ospedale pediatrico Di Cristina. Subito è codice rosso ma i medici presto perdono le speranze: il cervello, a causa del mancato arrivo di ossigeno, è andato in anossia. L’atto inspiegabile è stato poi spiegato dall’altra sorella, di 9 anni, che ha raccontato ai genitori delle intenzioni della sorella a partecipare alla “black out challenge”: una sfida che consiste nello stringersi una cintura attorno al collo e resistere il più possibile, il tutto riprendendosi con il cellulare. Alle 13.30 del giorno dopo, arriva la triste notizia: il coma in cui è sprofondata la ragazzina è diventato irreversibile e poco dopo i medici hanno dichiarato la morte cerebrale.

Su questo tragico caso stanno indagando la procura minorile, quella ordinaria e la polizia postale che ha sequestrato il cellulare della bambina per fare chiarezza. Il rappresentante di Tik-Tok Italia ha negato il legame tra l’applicazione e l’evento. Una domanda però si pone all’attenzione di tutti: i bambini e gli adolescenti vanno tenuti fuori da questo social? Nell’attesa di trovare una risposta, il Garante per la protezione dei dati personali ha disposto per Tik-Tok il blocco immediato. In particolare, ha chiesto al social il blocco dell’uso dei dati degli utenti per i quali non sia stata accertata con sicurezza l’età anagrafica. Questo equivale ad un ordine di blocco immediato di Tik-Tok, perché al momento non dispone di  strumenti di verifica sicuri dell’identità.

Ma perchè proprio Tik-Tok? perché non un altro social? Come spiega Il giurista Marco Martorana, esperto di privacy e minori: “Il problema è generalizzato e varrebbe per tutti i social. Tik-Tok, in particolare, è nel mirino perché lo usano soprattutto teenager e persino bambini”. Come dimostra il più recente sondaggio sul fenomeno effettuato da Skuola.net su 1500 ragazzi di scuole medie e superiori. Secondo i dati raccolti, più di 1 giovane su 6 conosce la Blackout Challenge e le sue regole. Il 31% attraverso letture sul web, il 25% tramite video postati sui social, il 17% per il passaparola dei coetanei. Ma il dato più allarmante riguarda chi dalle parole è passato ai fatti: tra i ragazzi “informati”, quasi 1 su 5 – il 18% – afferma di aver anche partecipato al “gioco”.

Che fare, dunque? Ritengo sia importante, da parte di noi giovani, non volgere il viso altrove, non subire la notizia passivamente come l’ennesimo fatto di cronaca e voltare pagina. Dobbiamo prendere coscienza dei rischi concreti e drammatici che l’esposizione al mondo virtuale può avere su tutti noi, nessuno escluso. La rete può trasformarsi in una terribile trappola.

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